ITLe avventure di PinocchioCarlo Collodi

ITALIAN · 1883

Le avventure di Pinocchio

Carlo Collodi (1826–1890)

  • Level: Easy
  • 39,891 words
  • 36 chapters
  • ≈ 4 h of reading

The wooden puppet Pinocchio runs away from his father Geppetto and lurches from one scrape to the next. Carlo Collodi's original tale is funny, instructive and written in simple Italian.

Contents

  1. I · Come andò che Maestro Ciliegia, falegname trovò un pezzo di legno che piangeva e…
  2. II · Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende…
  3. III · Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il…
  4. IV · La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno…
  5. V · Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più bello, la…
  6. VI · Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano, e la mattina dopo si sveglia coi piedi…
  7. VII · Geppetto torna a casa, e dà al burattino la colazione che il pover'uomo aveva…
  8. VIII · Geppetto rifà i piedi a Pinocchio, e vende la propria casacca per comprargli…
  9. IX · Pinocchio vende l'Abbecedario per andare a vedere il teatro dei burattini
  10. X · I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno una grandissima festa…
  11. XI · Mangiafoco starnutisce e perdona a Pinocchio, il quale poi difende dalla morte il suo…
  12. XII · Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a Pinocchio perchè le porti al…
  13. XIII · L'osteria del «Gambero Rosso.»
  14. XIV · Pinocchio, per non aver dato retta ai buoni consigli del Grillo-parlante, s'imbatte…
  15. XV · Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo raggiunto lo impiccano a un ramo…
  16. XVI · La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino: lo mette a letto…
  17. XVII · Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi; però quando vede i becchini che…
  18. XVIII · Pinocchio ritrova la Volpe e il Gatto, e va con loro a seminare le quattro monete…
  19. XIX · Pinocchio è derubato delle sue monete d'oro, e per gastigo si busca quattro mesi di…
  20. XX · Liberato dalla prigione, si avvia per tornare a casa della Fata; ma lungo la strada…
  21. XXI · Pinocchio è preso da un contadino, il quale lo costringe a far da can di guardia a…
  22. XXII · Pinocchio scuopre i ladri, e in ricompensa di essere stato fedele vien posto in…
  23. XXIII · Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai capelli turchini: poi trova un…
  24. XXIV · Pinocchio arriva all'isola delle «Api industriose» e ritrova la Fata
  25. XXV · Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di studiare, perchè è stufo di fare il…
  26. XXVI · Pinocchio va co' suoi compagni di scuola in riva al mare, per vedere il terribile…
  27. XXVII · Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni: uno dei quali essendo rimasto…
  28. XXVIII · Pinocchio corre pericolo di esser fritto in padella, come un pesce
  29. XXIX · Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un…
  30. XXX · Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte di nascosto col suo amico Lucignolo…

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I · Come andò che Maestro Ciliegia, falegname trovò un pezzo di legno che piangeva e…

— C'era una volta....

— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.

— No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.

Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.

Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:

— Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. —

Detto fatto, prese subito l'ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perchè sentì una vocina sottile sottile, che disse raccomandandosi:

— Non mi picchiar tanto forte! —

Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!

Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno: guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l'uscio di bottega per dare un'occhiata anche sulla strada, e nessuno. O dunque?...

— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si vede che quella vocina me la son figurata io. Rimettiamoci a lavorare. —

E ripresa l'ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.

— Ohi! tu m'hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.

Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.

Appena riebbe l'uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:

— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non c'è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c'è da far bollire una pentola di fagioli.... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c'è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l'accomodo io! —

E così dicendo, agguantò con tutt'e due le mani quel povero pezzo di legno, e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.

Poi si messe in ascolto, per sentire se c'era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!

— Ho capito — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca — si vede che quella vocina che ha detto ohi, me la son figurata io! Rimettiamoci a lavorare. —

E perchè gli era entrato addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po' di coraggio.

Intanto, posata da una parte l'ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:

— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo! —

Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.

Il suo viso pareva trasfigurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura.

II · Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende…

In quel punto fu bussato alla porta.

— Passate pure, — disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi.

Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla, che somigliava moltissimo alla polendina di granturco.

Geppetto era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Polendina! Diventava subito una bestia, e non c'era più verso di tenerlo.

— Buon giorno, mastr'Antonio, — disse Geppetto. — Che cosa fate costì per terra?

— Insegno l'abbaco alle formicole.

— Buon pro vi faccia.

— Chi vi ha portato da me, compar Geppetto?

— Le gambe. Sappiate, mastr'Antonio, che son venuto da voi, per chiedervi un favore.

— Eccomi qui, pronto a servirvi, — replicò il falegname rizzandosi su i ginocchi.

— Stamani m'è piovuta nel cervello un'idea.

— Sentiamola.

— Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno: ma un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino: che ve ne pare?

— Bravo Polendina! — gridò la solita vocina, che non si capiva di dove uscisse.

A sentirsi chiamar Polendina, compar Geppetto diventò rosso come un peperone dalla bizza, e voltandosi verso il falegname, gli disse imbestialito:

— Perchè mi offendete?

— Chi vi offende?

— Mi avete detto Polendina!

— Non sono stato io.

— Sta' un po' a vedere che sarò stato io! Io dico che siete stato voi.

— No!

— Sì!

— No!

— Sì! —

E riscaldandosi sempre più, vennero dalle parole ai fatti, e acciuffatisi fra di loro, si graffiarono, si morsero e si sbertucciarono.

Finito il combattimento, mastr'Antonio si trovò fra le mani la parrucca gialla di Geppetto, e Geppetto si accòrse di avere in bocca la parrucca brizzolata del falegname.

— Rendimi la mia parrucca! — gridò mastr'Antonio.

— E tu rendimi la mia, e rifacciamo la pace. —

I due vecchietti, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.

— Dunque, compar Geppetto, — disse il falegname in segno di pace fatta — qual è il piacere che volete da me?

— Vorrei un po' di legno per fabbricare il mio burattino; me lo date? —

Mastr'Antonio, tutto contento, andò subito a prendere sul banco quel pezzo del legno che era stato cagione a lui di tante paure. Ma quando fu lì per consegnarlo all'amico, il pezzo di legno dette uno scossone, e sgusciandogli violentemente dalle mani, andò a battere con forza negli stinchi impresciuttiti del povero Geppetto.

— Ah! gli è con questo bel garbo, mastr'Antonio, che voi regalate la vostra roba? M'avete quasi azzoppito!...

— Vi giuro che non sono stato io!

— Allora sarò stato io!...

— La colpa è tutta di questo legno....

— Lo so che è del legno: ma siete voi che me l'avete tirato nelle gambe!

— Io non ve l'ho tirato!

— Bugiardo!

— Geppetto, non mi offendete: se no vi chiamo Polendina!...

— Asino!

— Polendina!

— Somaro!

— Polendina!

— Brutto scimmiotto!

— Polendina! —

A sentirsi chiamar Polendina per la terza volta, Geppetto perse il lume degli occhi, si avventò sul falegname e lì se ne dettero un sacco e una sporta.

A battaglia finita, mastr'Antonio si trovò due graffi di più sul naso, e quell'altro due bottoni di meno al giubbetto. Pareggiati in questo modo i loro conti, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.

Intanto Geppetto prese con sè il suo bravo pezzo di legno, e ringraziato mastr'Antonio, se ne tornò zoppicando a casa.

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